Come si spostano i grandi squali bianchi a Shark Alley?

Michelle Wcisel è un zoologo specializzato nel comportamento ‪predatore‬ / ‪‎preda‬. Questa giovane biologa americana ha trascorso gli ultimi 4 anni a studiare il ‪comportamento‬ dei grandi squali bianchi ‎e le otarie‬ del Capo a Geyser Rock, ‘‪SharkAlley‬’.

L’interessante studio è avvenuto grazie a Dyer Island Conservation Trust e la compagnia Marine Dynamics vicino a Gansbaai, in ‪‎Sud Africa‬ con la sponsorizzazione di Volkswagen South Africa – Think Blue.

Il movimento degli animali è spesso influenzato da barriere naturali e quello degli squali bianchi è particolarmente interessante. L’area di studio scelta da Michelle è stata Shark Alley – un canale largo circa 250 metri d’acqua tra Dyer Island e Geyser Rock in Sud Africa, famoso nel nostro pianeta per essere il luogo dove i ‪‎gli squali più temuti dall’uomo saltano fuori dall’acqua per predare le foche.

Questa esile ma tenace ragazza americana, ha speso centinaia di ore in mare, imparando a pilotare un gommone super attrezzato per la ricerca e a navigare nelle acque agitate di una zona famosa per essere chiamata “the Cape of storms”, il Capo delle tempeste. Numerose sono state le alzatacce all’alba e le notti fredde e umide passate al chiaro di luna utili e necessarie per esaminare come gli squali si muovessero attorno alle colonie di foche, confrontando i risultati con quelli raccolti a 300 km a est di Mossel Bay e trovando differenti comportamenti predatoriali che hanno fatto scoprire molto di più riguardo a queste temute ed incomprese creature.

Lo studio è stato pubblicato in diverse riviste scientifiche – l’articolo originale dal quale sono state estratte alcune informazioni qui riportate è leggibile all’ indirizzo “Great white shark movements at Geyser Rock http://www.southernfriedscience.com/?p=17522 – ed è stata creata anche una divertente info-grafica che spiega in maniera molto semplice l’operato di Michelle.

How Great White Sharks used their habitat.

How Great White Sharks used their habitat. Info-grafica by Edna

Inoltre potrete capire meglio lo studio effettuato con il suo team di ricerca attraverso la visione di questi video:

Michelle Wcisel, The spatiotemporal patterns of white shark predations at Geyser Rock

How to Track a Great White Shark and Why | Dyer Island Conservation Trust

“In the game of predator vs prey – you either win or you die” | Michelle Wcisel DICT

Potete seguire gli studi di Michelle e leggere altri articoli su di lei cliccando a questi link:

http://www.southernfriedscience.com/?author=24 –

http://open.uct.ac.za/handle/11427/6627

http://sharkwatchsa.com/projects/great-white-habitat/

http://www.earthtouchnews.com/oceans/sharks/graphic-content-warning-six-seals-found-in-one-shark-stomach

http://journals.plos.org/plosone/article?id=10.1371/journal.pone.0066035

Su Twitter https://twitter.com/ExpatScientist

 

Articolo redatto da Francesca N. Manca per Missione Blu Blog in collaborazione con Marine Dynamics Sharks Tours www.SharkWatchSa.com e Dyer Island Conservation Trust  http://www.dict.org.za

Foto crediti: Foto copertina & Info-grafica by ©eDNA ALL RIGHTS RESERVED

 

 

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Storia di “Filo da Pesca”.

OPERAZIONE SALVATAGGIO DI UN GRANDE SQUALO BIANCO

Quella che vi stiamo per raccontare è una storia poco conosciuta e con un lieto fine straordinario.

 Febbraio 2013.  Ci troviamo a Gansbaai, in Sud Africa, considerata la capitale mondiale del grande squalo bianco. Una giovane esemplare di femmina di 3 m circa di grande squalo bianco viene avvistata da alcuni operatori di “cage diving” (attività di osservazione squali dalla gabbia) al largo di Kleinbaai. L’animale ha attorcigliato al suo corpo un filo da pesca che gli sta procurando un taglio profondo e che potrebbe lentamente ucciderlo.

Stiamo parlando di una creatura importante per l’equilibrio e la salute degli oceani, capace di sopravvivere da 400 milioni di anni nel nostro pianeta e che ora versa in grosse difficoltà per cause umane. Questo squalo è una creatura solitamente incompresa, temuta e spesso demonizzata a causa dei suoi sporadici ed accidentali attacchi all’uomo. In realtà non è altro che un animale possente capace di sprigionare fascino, energia magnetica e allo stesso tempo contrastanti opinioni a causa di diseducativi cliché perpetrati dai media e da films  come “Lo Squalo” di Spielberg che lo hanno reso “famoso” in tutto il pianeta.

E’ noto che il grande squalo bianco è una specie protetta in Sud Africa, studiato e “amato” in questo villaggio attrezzato per accogliere turisti, volontari, studenti ed esperti scienziati da tutto il pianeta. Spesso viene riconosciuto, catalogato e “chiamato” per nome grazie al riconoscimento della sua pinna dorsale [ per vedere come viene monitorato e studiato uno squalo bianco vi consiglio di guardare il seguente video https://www.youtube.com/watch?v=]

Ma perché questo esemplare versava in queste condizioni?

 

Foto ©Hennie Otto - Marine Dynamics

L’esemplare di grande squalo bianco con il filo attorcigliato e la evidente ferita.                                                                                      Foto ©Hennie Otto

 

Nonostante in Sud Africa, questa specie sia una razza protetta, i bianchi e altri squali possono incorrere in diversi “attentati” perpetrati dalla razza umana tra cui quelli di pescatori senza scrupoli che tentano di catturarli per il commercio della loro carne, per il valore delle loro pinne (dal quale si ricava la famosa zuppa di cui il mercato orientale è ghiotto), per i loro denti e per le loro mascelle da rivendere poi al mercato nero come souvenir per i turisti.

Wilfred Chivell, è un noto attivista, proprietario di Marine Dynamics e fondatore di Dyer Island Conservation Trust a Kleinbaai, ed è conosciuto per la sua tempra e attivismo continuo per la salvaguardia di questi animali. Egli, contattando il Dipartimento di Oceani e coste, ottiene in 48 ore il permesso del governo per imbastire “l’operazione salvataggio”, il tutto coadiuvato da un team di ricercatori in collaborazione con il “Two Ocean Aquarium” di Cape Town.

La creatura era stata avvistata da alcuni operatori già nel mese di gennaio, ma il cattivo tempo aveva impedito al team di agire tempestivamente, inoltre si temeva di non trovarlo più poiché la maggior parte degli squali bianchi trascorrono solo alcune settimane alla volta nella stessa area. I timori che lo squalo avesse lasciato la baia prima che la squadra potesse agire crescevano di giorno in giorno.

Ma ecco che il 5 febbraio 2013, “Filo da Pesca” riappare.

La ferita causata dal filo era più profonda e il team sapeva che quella poteva essere l’ultima possibilità per aiutarlo. L’equipaggio aveva pronto in barca un gancio speciale studiato appositamente per poterlo liberare  e che ha permesso in pochi minuti il taglio del filo sul corpo dell’animale. La femmina è stata  infatti “avvicinata” e sapientemente guidata verso il lato della barca da Pieter du Toit  per poi essere liberata con l’aiuto del resto dell’equipaggio. Grande eccitazione ed entusiasmo vedere un’esemplare del genere riprendere il largo nel suo ambiente naturale.

Giugno 2013: filo da pesca si fa rivedere nelle acque della riserva marina di Dyer Island, quasi a voler mostrare gratitudine all’equipaggio. La sua ferita è completamente rimarginata. Quel giorno i turisti a bordo di Slashfin, la barca usata per l’attività di cage diving ( immersioni in gabbie sicure e attrezzate per l’osservazione ravvicinata dei grandi bianchi) sono stati fortunati testimoni di un ottimo esempio di conservazione grazie ad un team di persone straordinarie legate da una grande passione. Non è un caso se il loro motto è : “Discover to protect”.

MArine Dynamics_FILO DA PESCA

L’esemplare di grande squalo bianco avvistato nel febbraio 2013 e a giugno 2013                                               Foto ©Nicola Stelluto – ©Hennie Otto

Ecco il video del salvataggio.

Marine Dynamics e Dyer Island Conservation Trust: offrono no solo tours guidati per l’osservazione di queste creature ma sono impegnate in attività di ricerca in corso, istruzione, e progetti di conservazione all’interno della comunità locale di Gansbaai. http://www.sharkwatchsa.com/en/saving-the-ocean/our-conservation-efforts/– www.sharkwatchsa.com / www.dict.org.za

Il presente articolo è redatto, riadattato da Francesca N. Manca per il pubblico italiano ed è tratto dall’articolo originale del blog di Dyer Island Conservation Trust >http://www.dict.org.za/blogs/2013/02/great-white-shark-freed-from-deadly-fishing-line/

Photo credits ©Nicola Stelluto – ©Hennie Otto – Marine Dynamics Tours www.SharkWatchSa.com – ALL RIGHTS RESERVED

Foto copertina ©Francesca N. Manca con Marine Dynamics Tours  www.SharkWatchSa.com – ALL RIGHTS RESERVED

La balena artica che migra al sud.

La balena della Groenlandia, nota anche come balena franca della Groenlandia, balena artica, è una balena appartenente alla famiglia delle balene franche, i Balenidi. La “bowhead” è chiamata così per la sua bocca a forma di arco ed è di colore nero con una macchia biancastra sul mento, interrotta da una ‘collana’ di macchie nere. A questa balena manca la pinna dorsale e di solito è visibile dalla superficie dell’acqua grazie alle sue protuberanze che partono dalla testa per arrivare a metà schiena Le femmine sono più grandi dei maschi, ma per il resto i due sessi sono generalmente di aspetto simile. Si pensa ce ne siano rimaste non più di 17.000. E’ stata per millenni un bersaglio facile grazie alla sua andatura lenta e pacifica per i cacciatori indigeni, tuttora autorizzati a catturare non più di 69 esemplari all’anno in base alle norme IWC, dell’Alaska , Chukotka e della Groenlandia. 1180604042

Dopo molti anni di ipotesi discordanti sul numero delle specie di Balenidi, recenti prove genetiche indicano che ne esistono quattro specie distinte. Queste specie sono state tradizionalmente suddivise in due generi.

La balena della Groenlandia viene attualmente considerata una specie individuale ed è stata classificata in un genere monotipico fin dagli studi di Gray nel 1821. Le tre specie rimanenti vengono classificate insieme in un genere separato. A supporto di questa suddivisione in due generi vi sono, però, poche differenze genetiche. Infatti, gli scienziati individuano maggiori differenze tra le specie di Balaenoptera che tra la balena della Groenlandia e le balene franche. Tuttavia sembra probabile che tra pochi anni, dopo ulteriori ricerche, tutte e quattro le specie verranno classificate in un solo genere.

Specie

Questa meravigliosa creatura era stata avvistata l’ultima volta nel 2012 al largo della costa di Cape Cod e con grande meraviglia e stupore è stata vista nuovamente a Cape Cod Bay, ossia ancora più a sud. Non era mai stato documentato  nessun avvistamento in questa zona del nostro pianeta e tra i ricercatori e studiosi vi sono contrastanti reazioni di entusiasmo e preoccupazione allo stesso tempo. La presenza a Cape Cod della balena dalla testa ad arco, che abita normalmente l’Oceano Artico e le parti settentrionali lontano dagli oceani Atlantico e Pacifico, solleva profonde domande su come le balene si stiano adattando a un ambiente che cambia negli oceani di tutto il mondo . I ricercatori al momento non possiedono ancora informazioni sufficienti per spiegare se questo spostamento/migrazione sia collegato al cambiamento climatico . Attraverso le numerose foto aeree scattate saranno in grado di identificarle e capire se sono le stesse avvistate anni fa e se le loro abitudine stanno veramente cambiando nuovamente. ©Paul Nicklen - BowheadWhale Esiste un bellissimo documentario di quasi un’ora in inglese che spiega molto su queste creature e vi consigliamo la visione.

Bowhead Whale of the Arctic (Nature Documentary)

Per saperne di più clicca e leggi la fonte originale dell’articolo:

Cape Cod sighting of rare whale raises concerns by Sarah Schweitzer > http://www.bostonglobe.com/metro/2014/04/21/rare-whale-sighting-cape-cod-bay/sEWUplpnGwNYLLwtO2pQQJ/story.html

Altre fonti di informazioni tratte da: – http://it.wikipedia.org/wiki/Balaena_mysticetus – http://it.wikipedia.org/wiki/Balaena_mysticetus

Foto ©Paul Nicklen 

Francesca N. Manca per Missione Blu Word Press

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Il Plankton e come comincia la vita nell’oceano profondo di Tierney Thys

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Nuove tecniche di videoripresa hanno permesso ai biologi e scienziati del settore di poter studiare meglio il microscopico ecosistema degli oceani e rivelare così in tutta la loro complessità una straoridianria bellezza.

La biologa marina Tierney Thys ha ideato questo film concepito per accendere stupore e curiosità su questo mondo nascosto collaborando con Christian Sardet (CNRS / Tara Oceans), Noé Sardet e Sharif Mirshak con il progetto Plancton Chronicles. ( http://parafilms.com/portfolio/the-plankton-chronicles/)

Come comincia la vita nell’oceano profondo?

Dove calamari , meduse ed altre creature marine cominciano la vita? La storia di un riccio di mare svela una bellissima saga di fecondazione , lo sviluppo e la crescita nelle profondità dell’oceano .

Chi è Tierney Thys? > http://oceansunfish.org/t2.php

TED Lessons http://ed.ted.com/lessons/the-secret-life-of-plankton

TED Lessons http://ed.ted.com/lessons/how-life-begins-in-the-deep-ocean

Plankton Chronicles http://www.planktonchronicles.org/en – http://parafilms.com/portfolio/the-plankton-chronicles/

Francesca N. Manca per MissioneBlu WordPress

Storia di due Attoli di Thomas P. Peschak

Video

“Fin da bambino ho sognato l’oceano… “

Inizia così il video di Thomas P. Peschak, scienziato, direttore della conservazione di “Save Our Seas Foundation” e anche fotografo, giornalista per la rivista internazionale National Geographic.

Tartarughe in amore. Foto © Thomas P. Peschak

Ha trascorso gran parte della sua carriera di scienziato e fotoreporter  alla ricerca di un deserto marino incontaminato. Ha scoperto il suo “Sacro Graal” degli ambienti marini in una sezione remota del Canale di Mozambico, unendosi alla spedizione di Save Our Seas Foundation negli atolli di  Bassas Da India e Europa. In questo video egli ci mostra le immagini che ha fermato con la sua macchina fotografica durante la sua esperienza vissuta in uno dei luoghi  in cui ancora sopravvivono perfetti ecosistemi marini del nostro pianeta.

Whale Sharks by © Thomas P. Peschak

Squali e tartarughe e altre creature marine, appaiono nei suoi scatti come creature fiabesche quasi a ricordarci che siamo i fortunati abitanti di un territorio da adorare e proteggere ogni giorno…

© Thomas P. Peschak - 03-bassas-lagoon-galapagos-sharks-580v

A completamento del servizio dedicatogli nel National Geographic intitolato “Storia di due Attoli”  nel numero di aprile 2014, il Save Our Seas Foundation pubblica on line uno speciale servizio fotografico che conduce il lettore nella parte occidentale dell’Oceano Indiano. Attraverso gli scatti magici di Thomas P. Peschak si può osservare un ambiente marino incontaminato, un habitat da esplorare, conservare e da proteggere.

Buona visione.

Per vedere la pagina con l’intero servizio fotografico > JOURNEY TO THE WESTERN INDIAN OCEAN  http://features.saveourseas.com/journey-to-the-western-indian-ocean/

Il servizio fotografico su National Geographic Magazine A Tale of Two Atolls”http://ngm.nationalgeographic.com/2014/04/mozambique-atolls/peschak-photography

TUTTE LE FOTOGRAFIE SONO DI ©THOMAS P. PESCHAK 

Francesca N. Manca per Missione Blu WordPress 

Il Gattopardo di Eleonora de Sabata

Video

Quello che vedete nel video è un piccolo squaletto che ha poco più di sei settimane!.

Lui non lo sa, ma è il protagonista indiscusso del Progetto Stellaris di Eleonora de Sabata, giornalista, fotografa, ed instancabile ambasciatrice porta voce degli squali “partenopei” che si occupa da oltre vent’anni di mare – con un’attenzione particolare agli squali e il Mediterraneo – per stampa e TV nazionali e internazionali.

Dal sito del progetto Hai visto un’ uovo di gattuccio http://www.uovodigattuccio.it apprendiamo che il gattuccio maggiore o gattopardo (Scyliorhinus stellaris) è uno degli squali meno conosciuti del Mediterraneo.

Stellaris è il primo progetto di studio sul gattuccio maggiore o gattopardo, realizzato da subacquei coi subacquei al servizio del mare. La tua segnalazione è importante perché il gattopardo è una delle molte specie (il 42%) di squali e razze del Mediterraneo a rischio estinzione.

Dal sito divulghiamo  l’appello di Eleonora:

Hai visto un uovo di gattuccio maggiore?

Dicci dove e aggiorneremo la mappa delle zone “sensibili”. Hai foto di un gattuccio? Condividila, gli daremo un nome e cercheremo di capire se è già stato visto altrove. Partecipa ai BioBlitz, una festa della subacquea al servizio della scienza .. Il progetto è stato illustrato su molti media nazionali (il Messaggero, l’Arca di Noè di Canale5), è realizzato da MedSharks con il sostegno della Save Our Seas Foundation (qui la pagina del progetto) e di A.DI.SUB.

P.S. Mi raccomando, non toccare l’uovo. Lì dentro c’è uno squalo che MORDE!!! Scherzo, ovvio: però l’embrione è delicato e non dev’essere disturbato.” 

Progetto Stellaris ©Eleonora de Sabata

Presto dedicheremo un articolo a Eleonora de Sabata e ad un altro suo meraviglioso ed ambizioso progetto con protagonisti squali decisamente più grandi! Gli squali elefante!

Francesca N. Manca per Missione Blu WordPress